Sul treno Alta velocità, una domenica pomeriggio. Sono al bar, seduto per terra, perso nelle chiacchiere degli altri.
Un uomo parla con una donna, le racconta di una cassetta per le elemosine: “Sai cosa c’era scritto? § Se ne avete lasciate. Se non ne avete, prendete § Ti è capitato di trovare una cosa del genere? A me ha colpito…” La donna risponde: “Allora esistono ancora persone buone…”. Io cercavo di immaginarmi il contenuto della cassetta.
Un uomo, un professore di ingegneria statunitense, di Milwaukee, che insegna all’Università di New Heaven. E’ in Italia per una forma di scambio interculturale, ogni anno viene a Firenze con una quarantina di studenti per passare un semestre. Chiacchiera di politica con una donna italiana, incontrata per caso al bar; le chiede § E lei cosa ne pensa di Obama? § La donna, visibilmente incazzata con il sistema politico dell’Italia risponde § Lo trovo fantastico. Spero solo che non si trasformi nel simulacro del suo mito, che non si trasformi nella leggenda di se stesso ma che abbia l’intelligenza di moltiplicarsi, riprodursi e diffondersi come un virus. Un solo, grande Obama è inutile, ne servirebbero almeno un milione più piccoli”.
Al bar del treno Freccia Rossa. Due ragazzi neri, del Senegal probabilmente, chiacchierano col barista, un giovincello intraprendente e sfacciato. Uno dei due ha intavolato una chiacchiera goliardica col tipo del bar, iniziano a prendersi in giro sulle qualità degli uomini neri / bianchi. Il senegalese gli ricorda cosa solitamente cercano le turiste bianche nel suo paese, il barista ridacchioso gli risponde ricordandogli la nazionalità di Rocco Sifredi. Il terzo, un po’ in disparte, sorride, non è chiaro se capisce cosa si stiano dicendo. Ma forse è solo timido. Finiscono le Pringles e salutando rumorosamente (e il barista risponde altrettanto rumorosamente), se ne vanno.
Io intanto ascoltavo e pensavo quanto sia divertenete distrarsi ascoltando i discorsi degli altri. Poi ho rimesso le cuffie, aperto il computer, risposto all’sms, concluso l’articolo che avevo iniziato a leggere, riposto il libro nello zaino e scribacchiato due appunti sul mio taccuino. Il bar stava chiudendo, quel viaggio si stava concludendo.
